Civiltà del Po - I codici e le miniature
I codici

I Codici

Uno dei luoghi più importanti del monastero era lo scriptorium: era, di solito, un vasto ambiente esposto a sud e con molte vetrate per godere di tutta la luce possibile. Benedetto voleva che i suoi monaci sapessero leggere e scrivere per poter studiare e meditare la parola di Dio. Per poter studiare, però, era necessario avere i libri; ma a quei tempi non era ancora stata inventata la stampa ed i libri potevano essere riprodotti solo copiandoli a mano. Ecco perché i monaci che si dedicavano a questa attività venivano chiamati amanuensi.
I libri copiati dagli amanuensi si chiamavano codici ed erano formati da fogli cuciti. I primi libri, però, furono scritti su papiri arrotolati; successivamente su tavolette cerate incise con la stilo, uno strumento a punta che poteva essere in osso, metallo o legno. I monaci amanuensi per lunghissimo tempo ricopiarono i testi dell’antichità su fogli di pergamena.
La pergamena, usata dal V al XII secolo, era una specie di “carta” fatta con la pelle degli animali (pecora, capra, montone, vitello) e trattata in modo da presentarsi spianata e liscia. L’inchiostro usato era di colore nero; rosso per le prime linee scritte, le lettere maiuscole i titoli; verde e azzurro per le lettere iniziali; oro e argento per i codici di lusso destinati al culto religioso.
Per scrivere si usava una penna d’oca che si temperava con un coltellino; si usava il rasoio per raschiare le pergamena ed i compasso per marcare le distanza tra le righe
La miniatura

La Miniatura

La miniatura è l’arte di decorate ed illustrare testi manoscritti. Il termine “miniare”, che significa colorire in rosso, deriva dalla parola minimum con la quale, nel Medioevo, si indicava il cinabrio (solfuro di mercurio) di colore rosso vivi che si usava per dipingere le iniziali degli antichi codici.
Questa forma d’arte si sviluppò in epoca tardoantica, nel V secolo, quando il libro manoscritto a forma di codice sostituì i rotoli sui quali, fino ad allora, erano stati trascritti testi sacri e letterari. Si sviluppò nelle corti, ma soprattutto all’interno dei monasteri, dove i monaci specializzati nell’attività di illustratori trasformavano il libro in un prodotto prezioso e raffinato, la cui importanza fu tale da servire da ispirazione per altri settori artistici, come quelli degli arazzi, delle vetrate e, più tardi, degli smalti.
La produzione di un codice miniato era un’operazione molto lunga e complessa che nella sua fase di realizzazione coinvolgeva numerose maestranze e richiedeva competenze tecniche assai diversificate: la lavorazione cominciava con la preparazione delle pagine di pergamena, il principale supporto per la scrittura, e richiedeva poi l’intervento del copista che inseriva il testo, del rubricatore che scriveva in inchiostro rosso un elenco con i titoli dei capitoli (rubrica), del disegnatore, del miniatore, del legatore, dell’argentiere o dell’orafo per le parti ornamentali della coperta.
Il lavoro del miniatore iniziava dopo quello del copista e del rubricatore ed era lui ad illuminare il codice, impreziosendolo d’oro e di colori.
 
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