![]() |
Le Origini del LambruscoLe indagini intorno all’origine di queste varietà di vite partono da un fattore comune, l’interpretazione del significato della parola Lambrusco. Alle origini, pertanto, c’è la vite selvatica e spontanea, ben diversa, e più antica, di quella allevata. Per quanto riguarda i Latini, testimonianze dirette ci giungono da Virgilio, nativo del mantovano, altra preziosa zona di produzione attuale, il quale parla dell’esistenza della vitis labrusca duemila anni fa, nella sua quinta bucolica. Una curiosità che lascia intendere una massiccia presenza di queste uve spontanee con conseguente loro utilizzo, è affermata da Strabone nel terzo secolo dopo Cristo, il quale parlando di queste zone osservò che esistevano botti di legno più grandi di case, sintomo di una pratica enologica già molto evoluta tra i suoi abitanti. È ipotizzabile quindi un’influenza dei Celti nella pratica della raccolta di queste uve e del relativo utilizzo di vascelli vinari in un materiale, il legno, sicuramente diverso e dalle dimensioni sproporzionate, ”grande più di una casa”, ma che ci fa ritenere quanto fosse vocata questa zona alla copiosa produzione di vino anche se non possiamo dire se vi fosse una parvenza di organizzazione agronomica o fosse lasciato tutto al rinvenimento spontaneo, tesi quest’ultima poco probabile dal momento che contenitori di così grosse dimensioni devono per forza presupporre raccolti in qualche modo certi nei quantitativi. Desta senz’altro stupore questa scoperta se ricordiamo che siamo in un epoca nella quale la cultura mercantile, Romana e non, era solita riporre il prezioso liquido in anfore, di dimensioni molto più ridotte, in terracotta. Stabilizzazione della coltura del LambruscoPossiamo ritenere che un contributo nel senso della stabilità delle coltivazioni si sia avuto con l’avvento dei Longobardi e la loro successiva conversione al Cristianesimo con conseguente diffusione sul territorio di comunità ecclesiali riunite intorno alle pievi romaniche tra il VII- VIII secolo, dedite probabilmente alla pratica culturale delle viti stanziali, così frequenti in queste zone. Per quanto riguarda la sua collocazione e coltivazione in modo stabile sul territorio così come la conosciamo adesso, possiamo osservare, con sorpresa, che appare combaciare, con buona approssimazione, alla zona d’influenza politico amministrativa diretta o indiretta della Gran Contessa. Ci riferiamo a Matilde di Canossa la quale intorno alla fine del secolo XI, costituisce una fitta ragnatela di fortificazioni, in contatto strategico una con l’altra, partendo dal Castello di Canossa per articolarsi principalmente nei possedimenti delle colline reggiano-modenesi sino alla riva destra del Po in territorio mantovano. Occorre infatti ricordare che la Contessa morì a Bondeno in territorio mantovano. Il Castello di Canossa fù inoltre centro d’irradiamento dell’influenza Matildiana e luogo fisico del “gran perdono”, chiesto dall’imperatore scomunicato Enrico IV al Papa Gregorio VII. Fama internazionale doveva averne tanta il nostro vino quando nel giugno del 1430 Nicolò III d’Este aveva dato ordine “che di tutto il vino che veniva condotto a Parigi, la metà del dazio non venisse pagata”. E si badi bene che si parla di nostro vino portato in Francia. XVII sec. È di questo periodo un’innovazione tecnica fondamentale per la conservazione delle caratteristiche peculiari di questo vino, ossia l’introduzione di una bottiglia in vetro resistente e al relativo tappo in sughero, sigillo capace di opporsi alla pressione esercitata dall’anidride carbonica frutto della rifermentazione degli zuccheri. È del 1867 ad opera di Francesco Agazzotti, prezioso descrittore anche dell’aceto balsamico, una prima suddivisione marcata ed esauriente delle tre tipologie prevalenti dei vitigni coltivati: Il lambrusco della viola o di Sorbara, il lambrusco Salamino, il lambrusco dai Graspi Rossi dai quali si ricaveranno, mischiati con altre e diverse varietà, tutti i tipi di lambrusco delle province nelle quali attualmente si produce. |
| « indietro |
| Terre del Po S.r.l. - Via Donati, 2 - 46100 Mantova (MN) Italy - Tel. 340/7240403 - fax 0376/223323 - P.IVA 02255960201 - Mappa del sito |